Mito: IL GEMELLO BUONO E IL GEMELLO MALVAGIO (Yuma)

Ciao, oggi vorrei parlarti di un mito, tratto dal libro Miti e Leggende degli Indiani d’America (di cui puoi già trovare la recensione qui), che ha stimolato in me una riflessione un po’ particolare, ed ecco perchè questo articolo lo puoi trovare sia nelle sezione ‘Myths‘ sia nella sezione ‘Thoughts‘.

Ho pensato di leggertelo perchè così puoi ragionarci un po’ su, l’audio dura circa una ventina di minuti perciò, se ti va di ascoltarlo, eccolo qui:

IL GEMELLO BUONO E IL GEMELLO MALVAGIAO (Yuma)

p.131

ATTENZIONE!!! Prima di partire con la serie di spunti che vorrei fornirti, mi piacerebbe sottolineare che tutto ciò che scrivo sono pensieri PERSONALI, che non si prestano ad essere verità assolute né scientificamente provabili. Pertanto prendi con le pinze tutto ciò che leggerai, tenendo sempre presente che si tratta di un modo per stimolare la mente e nulla più!

Ebbene, il mito parla della creazione del mondo e delle cose che vi sono al mondo, quelle “buone” e quelle “cattive”. Metto tra virgolette questi due aggettivi perchè credo che in realtà, rifacendomi alla tradizione orientale, tutto sia in sé Yin e Yang e che l’equilibrio arrivi dall’interazione tra i due all’interno dello stesso elemento (il Tao), perciò non si può parlare per categorie a priori (volendo citare Kant).

In questo mito ci sono diversi spunti, ma due di questi in particolare mi hanno spinta a scrivere questo articolo: l’insegnamento del Creatore sulla morte e ciò che Komashtam’ho dà all’avaro uomo bianco.

Nel mito Kokomath, il gemello buono che ha creato l’uomo e che gli ha insegnato a vivere, decide di insegnargli anche a morire. Perchè la morte è parte integrante della vita, ed è un processo assolutamente naturale. Come ti dicevo in questo articolo sull’importanza della Vita, allo stesso modo è importante la Morte, è la controparte Yin della vitalità Yang. Come si celebra una nascita, infatti, celebriamo anche la morte. Ma la nostra celebrazione funeraria è di per sé “sbagliata”.

Se hai visto anche il video del Dott. Fiore che ho inserito in questo articolo sull’acqua, ad un certo punto sentirai dire al Dottore che gli ci è voluto un po’ ma poi ai funerali ha smesso di piangere. Ma attenzione! Non è che intimamente non si provi dispiacere o dolore per l’addio che si deve dare ad una persona, bensì si tratta solo della consapevolezza che lo Spirito di quella persona viaggia e viaggerà in eterno, senza doversi preoccupare dei sentimentalismi o delle emozioni della vita terrena. Quello Spirito può permettersi di vivere in uno stato di assoluto, dove nulla di terreno può più inficiare nel suo Essere. Non è forse questo, se vogliamo vederla in un’ottica umana, un bene?

Quando si parla in virtù di luoghi comuni e si dice “almeno ora ha smesso di soffrire” non è del tutto sbagliato come principio, anche se detto e pensato in modo sbagliato, perchè questa frase la si tratta più come una magra consolazione.

Perciò, non bisogna aver paura della morte e non bisogna attaccarvisi concettualmente soffrendo ad infinito. Siamo esseri umani e magari qualche pensiero di una persona cara fa scendere sempre la lacrimuccia, che discorsi! Però lo Spirito e l’Anima di quella persona sono vivi, e sono altrove. Ecco perchè Kokomath insegna all’uomo come morire, mentre suo figlio Komashtam’ho insegna all’uomo come lasciare finalmente libero lo Spirito della persona morta. Infatti, non bisogna voler possedere i suoi beni in vita, non bisogna voler tenere la sua casa, bisogna liberarsi di tutto ciò che apparteneva a quella persona, affinché gli spiriti delle cose che gli appartenevano lo raggiungano laddove ne abbia bisogno ora che in questa forma, in questa vita non c’è più.

E se ci pensi, la stessa cosa facevano gli Egizi, o sbaglio?

Il concetto di Morte è universale ed indipendente dalla religione in cui credi, e se posso permettermi di condividere il mio parere personale, credo si tratti di un processo fisico in grado di liberare lo Spirito e l’Anima.

Mentre, il secondo punto è nel mito legato al precedente perchè, mentre Kokomaht insegnava come morire alle tribù che aveva creato, l’unico che se n’è rimasto per le sue fregandosene e lamentandosi fu proprio l’uomo bianco. Allora, proprio a lui, il figlio Komashtam’ho ha dato due bastoni legati a croce. Di questa croce, l’uomo bianco ne fece un cavallo da cavalcare.

Qui il richiamo è palese! Queste sono leggende degli Indiani d’America che non avevano ancora conosciuto il cristianesimo, e questo rende questo passaggio a mio avviso ancora più illuminante! L’uomo bianco disinteressato di fronte all’episodio della morte, si diverte cavalcando una croce, la stessa che poi si porterà sulle spalle…

ATTENZIONE: Questa è la MIA PERSONALE interpretazione di questo passaggio nel mito, perciò non prendertela di qualunque religione tu sia, non voglio offendere la sensibilità di nessuno! Bensì l’obiettivo è solo quello di leggere con coscienza e spirito critico (e spirito creativo!) le verità portate dai miti e dalle leggende di culture precedenti alla nostra. Culture dalle quali, sempre secondo me, abbiamo molto da cui imparare.

Un altro spunto interessante riguarda proprio la grande alluvione generata da Komashtam’ho che ha eliminato quasi tutte le creature esistenti. Anche qui trovo sia interessante, sempre considerando che ci troviamo al di fuori della religione cristiana, che si narri di un diluvio. Lo trovo curioso perchè risuona in analogia proprio con quello che ci viene descritto come il diluvio universale nei testi sacri che conosciamo noi oggi.

Non solo, ma riflettendoci un attimo, questo passaggio è forse ancora più bello del precedente! Perchè, se tutte le culture narrano la stessa cosa ma in salse diverse, si può anche smettere di delineare le credenze di un popolo come discriminante e conditio sine qua non alla base dei conflitti (intesi come anche conflitti interpersonali e non solo movimenti più ampi). Chissà che pian piano non ci si accorga di essere tutti sulla stessa arca di Noè, e si possa tutti assieme riscrivere la storia…

Un ultimo spunto a cui ho prestato particolarmente attenzione io personalmente, è proprio quello della trasmutazione, di alcuni esseri umani e di alcuni esseri mezzi umani e mezzi animali, in quegli animali che conosciamo noi oggi.

Da un punto di vista mitologico trovo ci sia un interessante collegamento anche con gli Egizi no? Ma poi, percorrendo altre civiltà, pensiamo alle creature mitologiche come il minotauro!

Ma poi perchè non pensare (di nuovo) proprio all’arca di Noè? Insomma questo da un punto di vista darwiniano sarebbe interessante. Ma mi fermo qui, perchè penso di aver lanciato anche troppi spunti!!

Mi auguro e ti auguro di poterne trovare anche altri di spunti su cui riflettere, spero di averti dato qualche stimolo interessante, e nel frattempo:

Buona lettura!!

Enjoy the Journey!
Samsara

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